Ogni essere umano contiene un impulso al Cercare, e il suo movimento di esperienza nella quotidianità è intrinsecamente diretto a questo obiettivo. Come può capitare di sperimentare, però, nella vita, anche quando ad esempio studiamo qualcosa che ci appassiona, o iniziamo un nuovo progetto, questo movimento di ricerca può essere ostacolato da una forte resistenza, che ci fa tendere all’inerzia. Quando sorge, essa si manifesta come accidia, che ci fa vivere in modo passivo, facendo fare il minor sforzo possibile al corpo e al sistema cognitivo, e utilizzando i sensi come psicotropo, alla ricerca del piacere e del benessere fini a se stessi.

Possiamo rilevare l’accidia negli obiettivi che generalmente ci poniamo nella vita, e che sono riassumibili in un’idea di vita comoda. Questa ricerca della comodità ovviamente influenza il modo in cui ci rapportiamo a qualunque cosa, con il risultato che non ne facciamo esperienza dalla quale trarre conoscenza, la subiamo, e ne fruiamo senza ottenere alcunché di utile alla nostra crescita individuale.

Cosa fanno di rimando i nostri principali veicoli d’esperienza? Corpo, sistema cognitivo e sensi riducono il loro potenziale, vanno in modalità “risparmio energetico”. Essi economizzano, come avviene in un’azienda, nella quale se un settore non viene utilizzato le sue risorse vengono riallocate e i suoi uffici chiusi.

La differenza tra la varietà e la profondità di una vita dinamica, orientata verso l’esperienza che porta alla conoscenza di se stessi, e la staticità di quella “comoda”, è equiparabile a quella di un pesce nel suo habitat naturale e dello stesso animale rinchiuso in un acquario.

Per crescere ed espandere il proprio potenziale umano, quindi, occorre mettere da parte tutto quello che cerchiamo esclusivamente per la sua caratteristica di comodità. È nella scomodità che si sviluppa l’ingegno, perché l’avversità che il corpo percepisce, la nuova sfida incontrata, richiede che esso utilizzi e renda attive delle sezioni di sé ancora inesplorate.

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