Cosa rende un individuo adatto alla sopravvivenza? Molti di noi immaginano che sia il frutto di un duro addestramento fisico e psicologico, e di un buon numero di libri e video sull’argomento. In realtà, davanti ad un evento che minaccia la sopravvivenza, se un individuo non è idoneo ad affrontarlo, dopo un primo momento in cui egli agisce per la “botta di adrenalina”, la paura e lo sconforto prendono il sopravvento.

Per utilizzare un riferimento che possa esserci familiare, pensiamo ai film e serie tv fantascientifici: essi ci mostrano che il protagonista, che all’inizio sembra essere sopravvissuto grazie a fortuite circostanze, deve necessariamente sviluppare e attivare delle potenzialità indispensabili ad affrontare le avversità che incontra. Potremmo riassumere ciò nella capacità di adattamento alle circostanze.

A questo proposito, può aiutarci nella riflessione l’etimologia della parola Adatto, formata dalla particella latina ad, che indica “scopo, fine”, e da atto, derivante a sua volta dal verbo agere, “agire”, e apere, “connettersi, collegarsi”. Da questo significato deduciamo che chi è adatto si muove orientato verso uno scopo, e con intelligenza, poiché essa è la capacità di leggere gli elementi del contesto che ci si trova davanti, e di rilevare le loro possibili connessioni.

Ipotizzando, quindi, che in un prossimo futuro accada qualcosa che metta alla prova la capacità di sopravvivenza, in che modo potremmo prepararci? Innanzi tutto, imparando ad interagire con gli oggetti della quotidianità in modo attivo. Questo implica il porre attenzione in ogni singolo gesto, assumendosene la responsabilità. Occorre essere presenti nell’intero ciclo di un’azione e nella sequenza di parti che la compongono, orientandola a un risultato.  Non solo: la stessa azione deve essere considerata come elemento di un intero più ampio, un contesto a cui essa appartiene.

Se ci “addestriamo” in questo modo nella quotidianità, abbiamo già fatto un grande passo verso la capacità di sopravvivere in ogni circostanza.

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