A molti di noi sarà probabilmente capitato di offendersi per delle osservazioni sul proprio aspetto fisico, comportamento, o per dei giudizi sulle nostre scelte. Come mai in questi casi sentiamo fastidio, rabbia, e alziamo subito gli scudi, identificando chi ci ha offeso come nemico?

Immaginiamo di incontrare una persona che non vedevamo da un po’ di tempo, che ci dice che abbiamo preso qualche chilo, e immaginiamo di prenderla sul personale, reagendo in malo modo. Possiamo ad esempio rispondere che non è vero, che si tratta di una sua opinione, e di pensare ai fatti suoi. Magari lo raccontiamo ai nostri amici, e poi iniziamo a chiedere pareri a tutti sul nostro peso, entrando in paranoia, pur di non accettare quell’osservazione come un’informazione che indica un cambiamento nel nostro corpo. Bloccati in questo rimuginio probabilmente immaginiamo anche di vendicarci del nostro amico impertinente, attendendo il momento giusto per fargliela pagare con un’analoga offesa.

Se analizziamo questo evento in modo oggettivo, possiamo rilevare che abbiamo semplicemente ricevuto una perturbazione, che ci ha fatto oscillare e perdere l’ancoraggio su noi stessi, sulla nostra identità. Ogni perturbazione è un’occasione di scoprire nuove parti di noi, di indagarle, e dunque di per sé non è “negativa”, anzi, è come una nuova porta che si apre. Nell’esempio appena fatto, durante l’oscillazione, abbiamo interamente ceduto il comando all’egoista, di cui abbiamo parlato ad esempio in questo articolo. L’ente illusorio egoista è una sorta di regolatore burocratico del nostro comportamento, in ogni ambito della quotidianità. È un modello comportamentale reattivo, costituito da una serie di convinzioni e condizioni che hanno il solo scopo di tenerci fermi, di rifiutare tutto ciò che possa portarci a un cambio di stato. Possiamo percepirne l’azione prestando attenzione al continuo conflitto interiore che viviamo, quando dobbiamo prendere una qualsiasi decisione: da quella di scegliere i vestiti da indossare per andare al lavoro, fino a quella di sposarci. L’egoista è un sistema fragile, perciò basta un nonnulla per far sì che attivi le barriere contro l’esterno, simulando un vero e proprio conflitto atto a difendere le convinzioni sul quale si autoalimenta il suo operato.

Occorre però precisare che non possiamo eliminare il principio egoista dentro di noi, né desiderare che avvenga, poiché esso è il nostro trainer nel percorso di ricerca di ciò che siamo. Il suo operato ci mette continuamente alla prova, facendoci sperimentare la paura e tutte le forme di afflizione che da essa derivano, per riconoscerle e procedere nel nostro cammino. Dunque, se desideriamo agire come ricercatori e aspiranti esploratori, dobbiamo riconoscere la perturbazione, in questo caso l’offesa ricevuta, come stimolo per iniziare qualcosa di nuovo. Nell’esempio citato, potremmo ad esempio iniziare a prenderci maggiore cura del nostro corpo o dell’alimentazione, e altresì indagare la natura di quell’emozione spiacevole, di quel senso di inadeguatezza o disagio, svelandone la natura illusoria e senza scopo, veicolata dal modello egoista.

 

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