La parola Ordine viene utilizzata principalmente per esprimere due significati. Il primo è quello di ordine inteso come organizzazione di oggetti in uno spazio, in una specifica sequenza, volta a raggiungere un risultato efficiente e che è dunque funzionale al movimento, come abbiamo visto in questo articolo. Il secondo significato è quello di Comando. Per quale motivo la parola assume questi due significati così diversi?

In estrema sintesi, un ordine o istruzione è un’indicazione composta da una sequenza che porta a un risultato. Ci sono diversi modi di raggiungere uno stesso risultato, ed essi dipendono fondamentalmente dallo stato in cui si trova chi esegue l’ordine. Semplificando, possiamo definire un’azione ordinata se permette di raggiungere un obiettivo nel modo più efficiente e rapido possibile; è viceversa disordinata una sequenza di azioni che è soggetta a dispersione. La matrice dispersiva in cui siamo immersi, e che influenza il nostro modo di interagire con quello che abbiamo intorno, contiene infatti una forte tendenza all’inerzia, dalla quale deriva una conseguente percezione di fatica in relazione al movimento. Paradossalmente, proprio la ricerca della comodità e del minor carico di sforzo possibile cui tendiamo maggiormente in uno stato afflitto fa sì che a volte a un’azione aggiungiamo numerosi orpelli che non hanno alcuna utilità né funzionalità, ma anzi ci fanno impiegare molte più risorse in termini di tempo ed energie. Proviamo a comprendere meglio con un esempio.

Immaginiamo di lavorare in un ristorante in campagna e che lo chef ci chieda di fare la spesa al mercato. Arriviamo in città molto presto, quindi decidiamo di prendere un caffè nel nostro bar preferito. Al bar incontriamo un conoscente che ci invita a vedere la sua nuova casa, e alla fine della visita, visto che ci troviamo proprio vicino a un negozio di arredamento, e abbiamo intenzione di acquistare a breve un divano, entriamo e chiediamo dei preventivi. Quando finalmente arriviamo al mercato, i banchi dei venditori sono pieni di gente, e si è fatto molto tardi, quindi acquistiamo al volo ciò che ricordiamo a memoria della lista, tralasciandone una gran parte, e torniamo stanchi e stressati al ristorante. Abbiamo in effetti eseguito l’istruzione che ci era stata data, ma la sequenza compiuta è stata disordinata, poiché abbiamo raggiunto lo scopo in modo dispersivo.

Questa tendenza dispersiva e disordinata è presente in ognuno di noi, ed è riconoscibile nella quotidianità. Da aspiranti ricercatori, dobbiamo farne materiale di studio e oggetto di sperimentazione, usando ad esempio il disordine che è contenuto in un nostro gesto, e che è rilevabile dal modo dispersivo di raggiungere un risultato, per individuare il nostro stato di quel momento. Osservando dunque se la nostra attenzione è concentrata su ciò che rallenta e rende più caotico il nostro movimento, oppure se i gesti che compiamo sono orientati verso l’obiettivo, come una freccia scoccata dall’arco di un esperto arciere. Questo ci aiuterà ad affinare il nostro movimento e a renderlo sempre più efficiente, superando la tendenza inerziale che lo vincola.

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