La vita di ognuno di noi è scandita da una sequenza di eventi, percepita come lineare e misurabile attraverso il riferimento del calendario gregoriano. In realtà, la sequenza non è costituita da distanze tra date, bensì da spazi che sono bolle temporali, e possiamo immaginare come bolle esperienziali. Ognuna delle bolle contiene e deriva da quella che la precede, ed è a sua volta contenuta in quella che la segue, delineandosi in una forma dinamica in continua espansione. Questo significa che un’esperienza non ha una durata misurabile in mesi o anni, e delimitata dai confini di quelle misure, bensì è un oggetto fertile, in potenziale e continua crescita. Utilizzando la metafora di un romanzo, per esempio, possiamo immaginare che se nel capitolo I del libro assistiamo a un duello e ne restiamo affascinati, nel capitolo V apprendiamo l’arte della spada, e nel finale del libro partecipiamo a una grande battaglia. L’esperienza vissuta nel capitolo I non termina con l’inizio del capitolo II, al contrario è destinata a crescere ed evolvere nello svolgimento della storia.

Dato che il passaggio a una nuova tappa della vita non è scandito dal calendario, viene da chiedersi qual è invece l’elemento che permette tale passaggio. Esso consiste in un cambiamento, veicolato da una sfida che è a tutti gli effetti un’avversità da affrontare, al fine di accrescere la propria conoscenza e intelligenza. Il sistema naturale ci offre numerosi esempi di questa dinamica, come quello della metamorfosi del bruco in farfalla. Nello stadio finale del processo, quando ormai è pronta per uscire dal bozzolo che ha costruito, la farfalla affronta un’ultima, difficile prova. Per poter completare la sua metamorfosi, deve necessariamente compiere un enorme sforzo. Mentre attiva la sua struttura fisica per compiere tale sforzo, la farfalla mette in circolo le sostanze lipidiche accumulate durante la permanenza nel bozzolo, rafforzando in questo modo la sua struttura alare.

Qualcuno potrebbe domandarsi perché il Creatore non ha progettato farfalle dotate di ali pronte per il volo. Ipotizziamo che questo sia possibile, cosa accadrebbe? Avremmo delle farfalle deboli, e destinate a morire in pochissimo tempo, perché non hanno compiuto lo sforzo necessario ad attestare il loro cambiamento. È l’impulso alla sopravvivenza della farfalla, costruito all’interno del suo programma, che la spinge a uscire dal bozzolo e mutare dalla forma di bruco. È proprio nel perseguire indomitamente il suo scopo, guidata dall’istinto di sopravvivenza primario, che essa supera le avversità e diventa idonea a spiccare il volo.

Per questo motivo, quando ci troviamo in un momento di difficoltà, che segna una fase di cambiamento della nostra vita, la lamentela, la rabbia, la frustrazione e la paura non servono a nulla. Non cambieranno lo stato delle cose, portandoci piuttosto a disperdere le nostre energie e il nostro potenziale. Viceversa, così come lo sforzo della farfalla è indispensabile a rafforzarne le ali per permetterle di volare, l’avversità ci porta a metterci in movimento per superarla, sviluppando il nostro ingegno.

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