Quando guardiamo una forma del sistema naturale, come può essere un gatto, una pianta grassa, o una grotta, ne rileviamo facilmente la qualità dinamica, ovvero il suo mutare e adattarsi in base alle circostanze che si trova ad affrontare. Se indaghiamo queste forme con uno sguardo da ricercatori, vedremo che crescono, e non solo per quanto riguarda le dimensioni o l’età; con il passare del tempo esse evolvono, perfezionando se stesse, le loro caratteristiche, ed espandendo dunque il loro potere intrinseco. Basta pensare anche alle sequoie giganti o agli ulivi millenari: questi alberi ci lasciano  a bocca aperta per la loro maestosità, e osservandoli possiamo percepire l’enorme numero di trasformazioni che li ha portati a essere ciò che sono in quel momento.

Se ci chiediamo come potrebbe essere un individuo nel suo stato naturale, dunque, dobbiamo ispirarci a questo. Quando un individuo dentro a un corpo fisico riconosce la condizione che vincola il suo movimento, quella veicolata dal principio egoista, ha la possibilità di lasciare il corpo libero di muoversi lungo il suo percorso, che è già tutto tracciato, come abbiamo visto ad esempio in questo articolo. Il movimento di espansione può essere allora individuato attraverso i continui cambiamenti che quel corpo apporta, e che rappresentano lo stato dell’individuo, ad esempio nell’alimentazione, nel modo di vestirsi, e così via.

Abbiamo detto infatti che una forma nel suo movimento naturale è dinamica, evolve e si adatta. Un individuo nel suo stato naturale percepisce il presente come ciò che egli è in quel momento, e che è la somma di tutto quello che è stato, dall’inizio, fino al numero della pagina del libro del corpo a cui è arrivato. Vediamolo meglio con un esempio. Equiparando l’individuo che sta recuperando il suo stato naturale a un triangolo, potremmo dire che con il crescere del suo orizzonte d’esperienza percepito egli evolverà, diventando ad esempio un quadrato. Questa forma geometrica non è avulsa dal triangolo, anzi lo contiene; diventerà successivamente un cubo, che a sua volta contiene il quadrato, e così via. Proseguendo con questa metafora, possiamo inoltre rilevare che una forma complessa come il cubo è composta da tante forme semplici, cioè essa è un intero formato dalle sue parti, ognuna delle quali ha un senso e una giusta posizione che è in sequenza con quella di tutte le altre.

Ciò che testimonia il riconoscimento della condizione che vincolava l’individuo, e il fatto di averla in qualche modo lasciata andare, è questo continuo adattamento da una forma all’altra, pur nella conoscenza che tutto ciò che le ha precedute è in esse contenuto. Un cambio di stato che porta esperienza e diventa conoscenza è qualcosa che non potrà mai essere sottratto, e dunque avere paura di perdere la vecchia forma attaccandosi a essa e rifiutando quella nuova non avrebbe alcun senso.

Per approfondire l’argomento, è consigliata la lettura di EQUILIBRIUM. Il Libro dell’Armonia

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