Uno degli ostacoli interiori che possiamo incontrare nel nostro viaggio di ricerca di noi stessi consiste nella resistenza al cambiamento, alle nuove esperienze, a vivere l’esplorazione in sé, senza aspettative e giudizi.

Nella maggior parte dei casi, infatti, quando viviamo per la prima volta un’esperienza, sentiamo il bisogno di controllare ciò che accade e di dargli un’etichetta. Ad esempio, quando viviamo qualcosa di “piacevole” come la prima volta in cui usciamo con una persona che ci interessa, ci godiamo la serata cosi com’è, senza pensiero, ma già il giorno dopo iniziamo a corrompere la naturalezza di ciò che abbiamo vissuto. Si tratta della paura di perdere il controllo della situazione, di essere presi in giro, o di perdere quella persona. Nei giorni a venire, dato che “siamo persone serie”, sentiamo il bisogno di proteggere ciò che abbiamo vissuto, e di dargli l’etichetta “inizio di una relazione”. Questo tipo di comportamento ci è congeniale: ascoltando i racconti degli amici o guardando i modelli che ci vengono proposti nella società, esso è considerato “normale”, da “persone con la testa sulle spalle”.

In queste circostanze, il ricercatore farebbe tutt’altra cosa, poiché egli vive alla giornata, affrontando ciò che gli capita davanti con fiducia, e senza avere attaccamenti verso oggetti specifici. L’esploratore si nutre di ciò che gli suscita l’interazione con una forma, e non ha bisogno di “congelare il momento”, perché sa che esso farà sempre parte di ciò egli è.

Potremmo equipararlo al Matto dei Tarocchi: un uomo spensierato in viaggio, che porta con sé solo un piccolo fagotto. Il Matto simboleggia la libertà che contiene ogni nuovo inizio. Si tratta di un momento in cui ci si lascia il passato alle spalle, muovendosi con fiducia e guardando con meraviglia ciò che ci capita davanti, abbandonando la paura e il controllo che vincolano il naturale svolgimento di un’esperienza.

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