Nella sua ricerca di sé e di tutto ciò che esiste, un aspirante filosofo è come uno scienziato che compie un esperimento per la prima volta, e prova meraviglia davanti a qualsiasi informazione egli ricavi da esso. Questo atteggiamento indica la totale assenza di aspettative e di parametri valoriali assegnati all’eventuale risultato ottenuto; anche quello che potrebbe comunemente essere considerato un errore o uno sbaglio ha una funzione nell’indagine dello scienziato.

Nella storia della medicina ci sono stati numerosi casi di errori che hanno portato a casuali e importanti scoperte. Ad esempio la scoperta di uno dei primi antibiotici da parte di Fleming. Il biologo dimenticò una piastra con una coltura di batteri incustodita per molti giorni, e da questa svista riuscì a individuare l’azione antibiotica dell’attuale penicillina. Attraverso questo esempio rileviamo dunque che uno “sbaglio” può costituire l’opportunità di trovare qualcosa di nuovo e imprevisto, e che è allo stesso tempo funzionale in una ricerca.

L’etimologia di Errore indica l’azione di errare, di vagare in cerca di qualcosa: pensiamo ad esempio ai cavalieri erranti medievali e alla loro ricerca di nuove missioni. Il termine è inoltre legato al greco eremnos ed erephnos, “oscuro, coperto”.  Potremmo dedurre che in un processo di indagine l’errore esprima una fase durante la quale “vaghiamo senza una direzione”, e affrontiamo il dubbio e l’oscurità di ciò che ancora non conosciamo, prima di raggiungere la meta della nostra ricerca. Ma questa fase è comunque utile all’interno del nostro percorso.

La parola Sbaglio, utilizzata come sinonimo di errore, in realtà ha anch’essa un significato differente da quello che le viene comunemente attribuito. Se indaghiamo la sua etimologia scopriremo che il termine è legato ad abbaglio, e indica appunto il fatto di essere abbagliati da un oggetto luminoso. È inoltre legato alla parola badare: la S privativa postagli davanti, determina dunque un oggetto a cui non si bada, a cui non si presta attenzione. In ultima istanza, sbaglio indica il fatto di scambiare una cosa per un’altra. Ne è un esempio la casuale invenzione del pacemaker da parte dell’ingegnere Greatbatch, che ha accidentalmente inserito un pezzo sbagliato nel suo dispositivo di registrazione dei battiti cardiaci, ottenendone uno che emetteva impulsi elettrici.

Non si deve dunque aver paura dell’errore, perché esso viene chiamato tale sempre paragonandolo a un parametro specifico, che non può in alcun modo misurare l’imprevedibilità del risultato di un qualsiasi esperimento. Nel nostro percorso da aspiranti filosofi, dobbiamo invece ricordare che quasi tutte le più grandi scoperte fatte negli ultimi millenni sono avvenute per sbaglio, mentre un individuo cercava una cosa e ne ha trovata un’altra. Potrebbe accadere lo stesso anche a noi.

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