Per intraprendere un percorso di ricerca su ciò che siamo, sulla nostra unicità e funzione, e sullo scopo che abbiamo nel disegno di ogni cosa creata, dobbiamo iniziare dal nostro strumento di percezione sensoriale, il corpo fisico. Qual è la sua caratteristica principale e imprescindibile? Il corpo fisico umano, come ogni cosa con la quale entriamo in relazione nella quotidianità, è un’entità programmata che esegue un programma. Questa è un’informazione ovvia, anche se nessuno ci pensa durante la propria giornata, perché tutti percepiamo il movimento come qualcosa di volontario: diciamo “ho voglia di un caffè” e pensiamo di aver originato noi quella voglia del caffè; in realtà questo desiderio è sorto. Sorge il desiderio del caffè come sorge il desiderio di ogni cosa: di andare al mare, di abbracciare qualcuno, di mangiare tanto o poco, di mangiare qualcosa di specifico, di dolce o di salato. Sono comunque tutte istanze che sorgono spontaneamente. All’inizio, potrebbe essere difficile accettare questa semplice e inconfutabile verità, perché ci hanno insegnato che l’essere umano è un’entità che si autodetermina, cioè che fa le proprie scelte in modo volontario. Per secoli filosofi, scienziati, religiosi si sono scontrati sul cosiddetto libero arbitrio, e il dibattito è tutt’ora aperto.

Tendiamo, dunque, a giustificare i nostri impulsi spontanei e a trasformarli in un movimento intenzionale. Ma in realtà non è così, perché se non ci fosse questo qualcosa che sorge, spontaneamente, il corpo fisico non si muoverebbe, non avrebbe alcun impulso al movimento. Questo lo possiamo sperimentare la mattina, quando ci alziamo e ci viene voglia di qualcosa: sorge questa cosa, e poi viene razionalizzata successivamente, ma quando sorge è pura, è puro desiderio.

La struttura predeterminata dell’azione è stata analizzata anche in ambito neuroscientifico, scoprendo che l’attività cerebrale deputata ad attivare il movimento si delinea prima dell’intenzione di svolgere un’azione. Nel 1977 il neurofisiologo Benjamin Libet ha indagato il potenziale di prontezza motoria, ovvero l’attività elettrica cerebrale responsabile del comando verso i tessuti muscolari, rilevando attraverso un elettroencefalogramma che essa inizia a svilupparsi non solo prima del movimento stesso, ma anche 200 millisecondi prima che il soggetto percepisca la decisione di un’azione.

In tempi più recenti, nel 2007, i neuroscienziati Brass, Heinze, Haynes e Soon hanno sviluppato l’esperimento di Libet servendosi della risonanza magnetica. I soggetti dovevano “scegliere” se premere il pulsante destro con l’indice destro o quello sinistro con l’indice corrispondente, mentre davanti a loro scorreva una sequenza casuale di lettere che si aggiornava ogni 500 millisecondi. Essi dovevano successivamente indicare in quale esatto momento avessero sentito l’impulso a muoversi, indicando la corrispondente successione di lettere. Gli scienziati scoprirono che l’attività cerebrale precedeva l’intenzione al movimento di circa sette secondi.

Per quanto si siano sollevate numerose obiezioni contro questi studi, in difesa del libero arbitrio, ad oggi non esiste nessuna valida alternativa teorica che dimostri il contrario. Possiamo ulteriormente dedurre, quindi, che gli impulsi che sorgono e ci spingono al movimento sono costruiti all’interno del programma stesso del corpo, e che il movimento del corpo è già tutto determinato. Vedremo successivamente come questo si intrecci alla natura ordinata e sequenziale del programma.

Per approfondire l’argomento è consigliata la lettura de Il Libro della Purificazione

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