Quante volte ci capita di bloccarci su un problema senza riuscire a trovarne la soluzione? Nella quotidianità è sufficiente che avvenga un imprevisto, o subentri un elemento di novità in una procedura imparata a memoria, per farci sentire in difficoltà. Facciamo un esempio. Devo viaggiare da Milano a Palermo, per assistere al concerto del mio artista preferito. Ho organizzato tutto nei minimi dettagli, e il percorso comprende alcuni spostamenti in treno e un volo aereo non modificabile. Arriva il giorno della partenza, e cosa avviene? Il treno per Bologna, dove prenderò una coincidenza per l’aeroporto di Napoli, è in forte ritardo. Il servizio clienti mi informa che sarò parzialmente rimborsato, ma il mio viaggio sembra ormai sfumato. Ho davanti a me due possibilità: torno a casa arrabbiato, lamentandomi dell’incompetenza della compagnia ferroviaria e della sfortuna, oppure uso l’intelligenza e trovo una soluzione alternativa.

Scelgo la seconda opzione, e scopro di poter raggiungere Bologna in bus, ma gli orari sono incompatibili con i miei piani. Inizio a cercare in rete un’altra soluzione. La mia attenzione cade su un annuncio sponsorizzato: un sito di cui non ho sentito parlare prima d’ora, che offre un servizio di passaggi auto a pagamento, una sorta di autostop 2.0. Tra i passaggi disponibili, ce n’è uno per Bologna proprio tra mezzora. Tutto sembra perfetto, ma a questo punto cosa potrei fare? C’è la possibilità che io Inizi a farmi una serie di paranoie sulla condivisione di un’auto con degli estranei, sulla probabilità di avere incidenti, e mi si accendono nella mente tutte le condizioni che mi bloccano abitualmente: se sono donna, per dire, potrei avere il timore che il viaggio sia con soli uomini. Per fortuna, il desiderio di raggiungere la mia meta è più forte della paura, e prenoto il passaggio, facendo questo piccolo salto nel buio: il mio viaggio è salvo.

Chi di noi ha già vissuto questa esperienza sta pensando che la soluzione trovata sia ovvia. Ma tutti, quando siamo costretti da un bisogno a trovare rapidamente una soluzione alternativa, e ad adattarci a nuove circostanze, andiamo spesso in crisi. Perché? Perché siamo abituati a pensare in modo unidirezionale e limitato, basandoci su quello che abbiamo già sperimentato, e la novità ci spaventa. Come superiamo questa impasse? Innanzitutto, con la fiducia che, se qualcosa capita proprio a noi, siamo in grado di affrontarla. In secondo luogo, pensando che la soluzione ad un problema non è statica, ma dinamica: essa muta in base alle circostanze e alle nuove forme che vengono create. Ad esempio, in passato si potevano coprire lunghe distanze geografiche solo con interminabili viaggi in nave. Se non fosse sorto il bisogno di spostarsi in modo più rapido, gli aerei non sarebbero mai stati inventati. Pensiamo, quindi, a quante esperienze ci stiamo perdendo nel seguire sempre gli stessi schemi, nel reiterare le stesse abitudini, nel rifiutare qualcosa per paura dell’ignoto e dunque del vuoto che sentiamo quando ci approcciamo alla novità. Vale invece indubbiamente la pena di superare i nostri blocchi, per poterci aprire a quello che è un intero universo di possibilità. L’espressione che poi si genera, sarà senz’altro una sorpresa, e magari fonte di meraviglia.

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