Nei tempi antichi, la visione dello spazio siderale era intrisa di leggenda e poesia, e allo stesso tempo di una sorta di timore reverenziale nei confronti di Sole, Luna, pianeti e stelle, enti visti così lontani ma il cui potere si poteva percepire costantemente. Nell’epoca moderna, l’essere umano ha finalmente potuto esplorare il cielo attraverso strumenti di osservazione, sviluppando progressivamente le teorie sui moti, le orbite planetarie e così via, fino a giungere all’epoca del Positivismo, che caratterizza anche la scienza dei giorni nostri. Indagando la concezione esclusivamente formale del Positivismo, possiamo azzardare che, man mano che ci siamo avvicinati alla concretezza e tangibilità di questi elementi, ci siamo però allontanati dalla loro essenza, escludendone sempre più la componente emotiva, ovvero il contenuto che essi veicolano e che ci spinge al movimento di ricerca.

L’attuale visione scientifica descrive un Universo governato dal caso, uno spazio scuro simile a un abisso, nel quale stanno sospese delle sfere. Sarebbe stata quella stessa casualità a generarlo, in un contesto caotico in cui particelle atomiche e prive di scopo si sarebbero fortuitamente scontrate l’una con l’altra, dando vita a tutte le forme. In un simile scenario di precarietà, l’essere umano può sentire solo fragilità, nell’incertezza che questo stesso sistema da cui è sorto potrebbe cancellarlo e dimenticarlo, come se non fosse mai esistito: basterebbe lo scontro di un asteroide sul pianeta Terra.

Non è facile affrancarsi dalla paura che una visione del genere porta con sé, ma basta osservare con intelligenza ciò che abbiamo intorno per comprendere che quanto divulgato dall’attuale narrativa scientifica in tal senso è illogico. Innanzitutto, come è possibile che tante particelle che vagano in direzioni accidentali, senza un obiettivo comune, entrino improvvisamente in relazione in modo così perfetto da generare un intero coerente? Infatti, tutti gli enti che osserviamo, dal filo d’erba all’essere umano, oppure un bicchiere, un’automobile, e così via, sono composti da particelle di materia coese che formano un intero, delineando quelli che vengono scientificamente chiamati domini di coerenza. Potremmo infatti dire che ogni oggetto ha un suo campo di coerenza. Un altro fattore che rende inefficace la teoria di un universo caotico è la perfetta sincronia di ogni ente del sistema naturale, rilevabile dall’osservazione del funzionamento armonico di un qualsiasi ecosistema. Ogni singolo ente riveste inoltre di per sé una funzione unica, diversa da quella di tutti gli altri, che è fondamentale e coerente al contesto a cui appartiene. Ogni forma ha chiaramente una complessità e una bellezza altrimenti inconcepibili senza un’Intelligenza che ne sia l’Artefice.

 

Da questa prospettiva, quello stesso sistema che appariva minaccioso e che faceva sentire l’essere umano solo, nella visione scientifica in cui perfino il corpo fisico sarebbe un aggregato casuale di atomi, può diventare invece per lui un ancoraggio. Guardando il cielo notturno egli si sentirà confortato dalla presenza di qualcosa che lo ispira a realizzare il suo scopo, e che gli ricorda la Casa da cui è stato originato, nonché la penna dell’Autore che lo ha scritto.

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