Come mai quando ci relazioniamo con qualcosa di nuovo, apprenderne il funzionamento risulta in molti casi complicato e laborioso? Possiamo sintetizzare tale dinamica in un difetto di comunicazione tra noi e quell’oggetto, che è dovuto all’interferenza dell’ente egoista che alberga dentro di noi. Possiamo immaginarlo come un severo burocrate e censore del nostro operato, un diffidente consigliere, oppure nella forma di un amico troppo ansioso e paranoico, che boicotta tutte le nostre iniziative.

Fondamentalmente, l’Egoista è il nucleo illusorio dal quale derivano tutte le nostre convinzioni, e le condizioni che poniamo a noi stessi e a tutto ciò che ci circonda. La sua azione è volta a non farci ottenere alcun risultato, mantenendoci nell’inerzia. Quando gli lasciamo il timone della nostra vita, comportandoci in modo reattivo e passivo, la nostra relazione con un nuovo oggetto può ad esempio prendere la forma di un terrore bloccante, di un senso di inadeguatezza, dell’ansia, oppure in altri casi quella della superficialità, dovuta alla condizione di non voler fare fatica, o anche dell’arroganza di chi è convinto di sapere già tutto, e per questo non indaga mai nulla.

Da ricercatori possiamo viceversa rilevare che la comunicazione tra le altre forme del sistema naturale è immediata. Prendendo come riferimento un qualsiasi ecosistema, ad esempio quello marino, osserviamo che gli elementi che lo costituiscono interagiscono con uno scopo, e ognuno di essi ha una funzione, che è a sua volta collegata a quella di un’altra forma, in una precisa sequenza. Il plancton fornisce nutrimento, così come le alghe purificano le acque, le rocce offrono riparo, e così via, con lo scopo comune di sostentare l’intero a cui appartengono.

Per descrivere il nostro movimento condizionato dall’egoista, e per comprendere invece cos’è un movimento naturale, possiamo utilizzare come metafora quello di un’ipotetica balena in stato afflitto, che ad esempio si trova davanti a un tipo di plancton che non ha mai mangiato. Dapprima osserva il plancton con diffidenza, poi lo analizza, confrontandolo con gli standard del suo modello di conformità, e infine lo rifiuta, anche se si tratta dell’unico cibo a disposizione, preferendo morire di fame. Secondo voi una balena si muoverebbe in questo modo? Ovviamente no, perché essa si muove in modo naturale, dirigendosi verso ciò che è compatibile con la sua sopravvivenza e la sua funzione, che è progettato dentro l’animale.

Così come avviene per una balena, un’aquila, una pianta, e così via, nulla di ciò con cui ci troviamo a interagire nella nostra quotidianità è “casuale”. Siamo infatti progettati per relazionarci con esso, e abbiamo già la chiave per farlo, poiché ne comprendiamo intuitivamente il linguaggio. Da ricercatori, quando incontriamo qualcosa di nuovo dobbiamo quindi procedere nell’esplorazione nonostante la zavorra dei “se” e dei “ma” e delle obiezioni dell’Egoista. Ogni forma di cui facciamo esperienza ha infatti la funzione di mostrarci una parte di noi stessi, e scoprire chi siamo è lo scopo della nostra esistenza.

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