Cosa ci evoca la parola nemico? Probabilmente qualcuno da cui difenderci, che ci vuole fare del male o invadere i nostri confini territoriali personali. Ma chi è esattamente che si vuole difendere? Il Transiente dentro al corpo fisico sta cercando la sua identità, utilizzando l’ancoraggio del corpo, che è un’entità programmata con una sua storia già scritta, che viene appunto vissuta e intrepretata dal Transiente. Nessuno dei due ha quindi bisogno di difendersi da qualcosa. Chi invece ha urgenza di farlo è l’ente egoista, il coach e consigliere che affianca il Transiente in ogni momento della sua vita, portandolo ad adottare e a identificarsi con uno specifico modello comportamentale. Ne abbiamo parlato ad esempio in questo articolo.

Per percepire il suo operato e la sua costante presenza, è sufficiente porre attenzione al nostro continuo chiacchiericcio mentale durante una qualsiasi attività. Se l’egoista non interviene “commentando” ogni gesto, è comunque presente in quello stesso gesto, poiché il modello comportamentale che lo definisce declina il nostro modo di pensare, di parlare e di muoverci. Ricordiamo però che esso è un ente illusorio e senza scopo, il cui re-agire meccanico è rivolto esclusivamente al mantenimento del suo modello di conformità. Tale modello si esprime nelle convinzioni e condizioni di cui si autoalimenta per sopravvivere; perciò, quando qualcuno minaccia queste convinzioni, perché potrebbe ad esempio smascherarle, l’egoista alza gli scudi, generando l’illusione di avere un nemico da distruggere.

In poche parole, “nemico” è qualcuno che mette a rischio i nostri fittizi ancoraggi egoistici con le sue parole, idee, azioni, e perfino con la sua sola esistenza. Identifichiamo come tale chi ci fa sentire in difetto, inferiori, come chi ha un’idea che reputiamo migliore della nostra. Immaginiamo ad esempio di assistere a una presentazione aziendale, in cui un collega espone la sua idea per un progetto di marketing; anche noi ne abbiamo elaborato una, ma non ci siamo messi in gioco per paura. Mettiamo inoltre che il modello egoista con cui generalmente agiamo, sia legato alla convinzione di dover essere perfetti e infallibili in ogni circostanza; cosa accadrà? Sapendo che l’idea del collega è più valida della nostra, e non volendo ammetterlo, iniziamo a sparare a zero su di lui. Durante la presentazione, buttiamo là qualche commento scettico, lo mettiamo in crisi con domande complesse, e poi facciamo gli “avvocati del diavolo”, cercando di insinuare dubbi sulla validità della sua idea. Insomma, instilliamo gocce di veleno per farlo “cadere”, perché da quel momento diventa un nemico da abbattere.

Ma è possibile che un “nemico” smetta di essere percepito come tale? Si, è necessario lavorare su noi stessi, partendo da un presupposto logico, che riguarda ciò che è reale. È reale la conoscenza che ricaviamo facendo esperienza diretta di un oggetto. Nessuno, né alcuna circostanza potranno mai togliercela: quando abbiamo conoscenza di qualcosa, essa farà sempre parte di ciò che siamo. Le nostre convinzioni invece, come pure i nemici generati da esse, non sono reali, dipendono dal principio egoista che alberga in noi, che è un ente illusorio costituito da illusioni, a cui noi diamo credito. Riprendendo l’esempio fatto poc’anzi, chiediamoci innanzitutto: in che modo l’idea brillante del nostro collega potrebbe danneggiarci? Sarebbe piuttosto una ricchezza per l’intero team, compresi noi stessi che ne facciamo parte. E inoltre: l’ufficio più ampio e l’aumento di stipendio da lui probabilmente guadagnati per la sua idea, sono qualcosa di reale? No. Ogni oggetto con cui facciamo esperienza ci è stato dato, per così dire “in comodato d’uso gratuito”, ed è vincolato a uno specifico momento del tempo della nostra esistenza. La conoscenza, invece, è per sempre.

Pin It on Pinterest

Condividi l'articolo