Cosa sono le opinioni, e per quale motivo quelle che abbiamo vengono spesso confermate dalle circostanze che incontriamo? Le opinioni non derivano né dall’individuo o Transiente, né dal corpo fisico. È l’ente egoista che si trova dentro di noi a guidare il nostro modo di guardare ciò che ci circonda. L’egoista è un nucleo illusorio, basato su un set di condizioni e convinzioni, che ci spingono a valorizzare ogni oggetto con cui entriamo in relazione. La nostra quotidianità è infatti costellata di opinioni, che sono giudizi di valore su tutto quello che crediamo di conoscere, e perfino su quello che ancora non sappiamo. Tali giudizi costituiscono a tutti gli effetti un filtro tra noi e la possibilità di comprendere davvero l’oggetto che abbiamo davanti.

Dato che derivano dalle convinzioni dell’egoista, le opinioni che ognuno di noi genera alimentano la sopravvivenza di questo ente. Saremo quindi sempre spinti ad adottare comportamenti volti a riaffermarle, o a dirigerci verso spazi e circostanze che le consolidano. Per esempio, se pensiamo che i medici non hanno a cuore la salute dei pazienti, ma sono orientati solo verso il guadagno, incontreremo un buon numero di dottori che ce lo confermeranno. O meglio: cercheremo nell’atteggiamento che alcuni medici hanno attuato nei nostri confronti, quegli indizi atti a confermare che abbiamo ragione. Ma è davvero cosi? Quello stesso comportamento osservato da un’altra persona, avrebbe un significato totalmente diverso. Abbiamo formulato un’opinione sulla base di arbitrarie convinzioni, che trattiamo come qualcosa di assoluto, e che invece sono del tutto relative e soggettive.

Allora qual è la soluzione, non dobbiamo più esprimere quello che pensiamo? In estrema sintesi, è questa: impariamo a parlare solo di ciò di cui abbiamo esperienza, facendo attenzione alle opinioni personali che possono insorgere anche in ciò che pensiamo di aver sperimentato. Fare esperienza significa aver indagato un oggetto come fa un ricercatore, studiando la sua funzione e il suo scopo, includendo anche il contesto e le circostanze in cui si trova in quel momento. Porsi in modo oggettivo di fronte a un oggetto implica in primis abolire nel linguaggio tutti i luoghi comuni, di cui si alimenta l’egoista, e frasi come “ho sentito dire che”, facendo di tutta l’erba un fascio. In questo modo possiamo iniziare un percorso per riconoscere i nostri vincoli alla percezione di tutto quello che ci circonda, e iniziare a lavorare per scioglierli.

 

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