Lo scopo di ogni essere umano è quello di trovare se stesso, scoprendo la sua identità e unicità. Tale ricerca avviene in ogni momento della quotidianità, ed è guidata dal principio del Ricordo, che si esprime attraverso la risonanza.

Cosa definisce tale principio? Ciò che dobbiamo recuperare è il ricordo di ciò che siamo, viaggiando in cerca della nostra identità come Transienti dentro a un corpo fisico, il veicolo d’esperienza che funge da punto di ancoraggio temporaneo in questa ricerca. Usiamo la parola transiente perché non abbiamo ancora realizzato di essere degli individui, ovvero di avere un’identità, e la stiamo cercando. Il viaggio del Transiente non è un percorso la cui meta è sconosciuta, bensì è un ritorno verso una meta familiare, la nostra Origine, che dobbiamo infine riconoscere come tale. Per comprendere meglio, possiamo equiparare il viaggio del Transiente a quello del figlio prodigo dell’omonima parabola del Vangelo. Il ragazzo lascia la casa paterna, il suo punto di “origine”, per fare esperienza. Dopo tanto peregrinare e vicissitudini di ogni tipo, che lo portano sempre più lontano da ciò che è, dal suo movimento naturale, il ragazzo sente di dover tornare indietro, e si incammina verso casa. Per poter realizzare che quella è la sua casa, il figlio prodigo viaggia a lungo, imparando prima ciò che egli non è, per poi scoprire la sua identità, ascoltando il richiamo del ricordo.

Abbiamo detto che il campo di indagine in cui impariamo a riconoscerci è la quotidianità. Attraverso la risonanza, il richiamo del ricordo avviene costantemente. Così come un diapason emette un La, quando viene eccitato da uno strumento musicale adatto allo scopo, noi risuoniamo quando il sistema naturale ci mette davanti qualcosa che parla di noi, che conteniamo. Vediamo meglio in che modo. Ci troviamo davanti a un oggetto e ne veniamo perturbati, a volte anche in modo visibilmente intenso, ad esempio commuovendoci. Possiamo immaginare tale perturbazione come una scossa che ci fa da promemoria, indicandoci che proprio in quella forma si trova qualcosa che ci aiuterà a scoprire chi siamo. Il nostro sistema sensoriale reagisce a quell’oggetto, attivandosi. Inizieranno a sorgerci idee e intuizioni, poiché quella parte di noi che ha risuonato deve prendere forma. Tutto ciò a patto che indaghiamo l’oggetto che abbiamo davanti senza condizioni.

Mentre il nostro movimento naturale è diretto a Cercare, l’Egoista che alberga in noi funge però da censore della nuova possibilità che abbiamo davanti, filtrandola attraverso gli standard del suo modello di conformità, di cui abbiamo parlato ad esempio in questo articolo. Per quanto l’influenza interiore del principio di resistenza sia forte, dobbiamo imparare ad andare oltre il giudizio superficiale di un oggetto, che lo etichetta come “negativo” o “positivo”. Se quell’oggetto ci ha turbato, e ha fatto risuonare qualcosa in noi, richiede di essere indagato. Per scoprire quello che una forma ci sta mostrando di noi, dobbiamo però indagarla per ciò che è, come detto prima, svincolando la nostra ricerca dai parametri dell’Egoista.

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