Alcune concezioni mistiche e religiose promulgano “il distacco dal corpo e dai sensi” come obiettivo spirituale. Al contrario, per noi esseri umani il corpo fisico dovrebbe essere il principale oggetto di indagine, poiché è il veicolo grazie al quale ci percepiamo e facciamo esperienza di ciò che ci circonda, ricavandone conoscenza.

Il corpo fisico è un intero e ha una struttura complessa. Un intero è composto da elementi coerenti tra loro, disposti in una specifica sequenza che ha un significato; ogni elemento ha una funzione, si trova nella sua giusta posizione e collabora allo scopo di tutta la struttura. Se mettessimo assieme, ad esempio, un piede, una mano, un chiodo, un bicchiere d’acqua e un pezzo di legno, non si generebbe alcun intero, perché questi elementi non possono essere relazionati in una sequenza coerente. Un altro esempio di struttura coerente, invece, è una parola, che è composta da lettere disposte in uno specifico ordine, che ne determina il significato. Mettendo insieme più parole si può formare una frase, come “ho fame, mangio una mela”, ma se diciamo “mangio ho mela una fame” non ne stiamo costruendo una, poiché questa è un’accozzaglia di parole che non ha un senso.

Rilevando che ogni struttura complessa comprende una sequenza che le dà un significato, possiamo dedurre che esiste qualcosa di intelligente che la precede. Questa Intelligenza, l’Autore di ogni cosa, ha costruito tutte le sequenze e tutti i relativi significati. Attraverso un processo di ingegneria inversa, indaghiamo l’origine del termine corpo: possiamo così risalire al motivo per cui questo intero è stato generato. La parola Corpo deriva dal latino corpus, che i filologi comparano con l’armeno kerp e lo zendo kerefs “forma, immagine”; dalla radice indogermanica kar “fare, comporre” collegata al sanscrito karp “bell’aspetto, bellezza”, al greco kra-inò “creare, compiere” e al lituano kurti “fabbricare, la cosa fatta o creata”. L’etimologia conferma che il corpo è una struttura complessa, e in quanto tale ha una forma, un’immagine, e può essere percepita con i sensi.

Possiamo ora giungere alla spiegazione per cui l’Autore ha dato forma alle cose, e quindi anche al corpo fisico. Se noi non avessimo una forma, esisteremmo? No. Abbiamo bisogno di un contenitore che ci dia un’identità, e ci permetta di esplorare il nostro orizzonte. Questo contenitore è un punto di ancoraggio, perché ci offre una coordinata dalla quale poter sperimentare l’Infinito, a partire da tutto ciò che ci circonda, una prospettiva che è unica e irripetibile. Quando assegno una forma a qualcosa che entra nel mio orizzonte, posso finalmente comprenderlo, e si manifesterà davanti a me un’immagine che mi permetterà di ricordarlo. Se non ci fossero le forme non potremmo dare un nome né un significato a ciò che percepiamo, e non potremmo ricordarlo. La generazione delle forme, quindi, è stata necessaria a far sì che l’Infinito potesse rendersi percepibile, comprensibile e conoscibile.

Possiamo attuare questo processo di indagine in ogni ambito della quotidianità. Lo abbiamo fatto con il corpo fisico, ma avremmo potuto ricercare lo scopo di qualsiasi altra forma, ponendoci delle domande su di essa, risalendo al suo significato e quindi alla sua origine, che è l’Origine di ogni cosa.

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