Se ci soffermiamo a riflettere su come è organizzata la struttura del pianeta in cui viviamo, vediamo che è equiparabile a quella di un enorme contenitore, che comprende dentro di sé altri contenitori più piccoli, ognuno dei quali è organizzato come ecosistema autonomo, ed è allo stesso tempo interdipendente da tutti gli altri. Ciascun ecosistema complesso è a sua volta contenitore di elementi semplici che lo caratterizzano, e così via fino ad arrivare alle microscopiche dimensioni di un organismo unicellulare o di un atomo.

Ma quale forma ha questo contenitore, com’è fatta la sua struttura? Nella dimensione naturale ha una struttura circolare. Con questa analogia, non intendiamo che ogni ecosistema sia una circonferenza geometrica, bensì che risponde al principio del Cerchio, che abbiamo spiegato dettagliatamente in questo articolo. Come in un cerchio infatti, le singole parti di cui è fatto un oggetto sono tutte equidistanti dal centro: ognuna ha la stessa importanza delle altre, perché ha una funzione unica, che è indispensabile al corretto funzionamento dell’intero e all’espressione del suo scopo. Per fare un esempio, ciascun organo interno del corpo umano è interdipendente dagli altri e svolge uno specifico ruolo nell’organismo; quel ruolo è necessario e insostituibile, per cui l’intestino che si occupa di processare gli scarti della digestione non è meno utile del cervello o del cuore.

Tutto ciò che esiste è dunque organizzato in contenitori che sono cerchi concentrici: ognuno è contenuto in quello che lo segue e contiene quello che lo precede; tale informazione non è però sufficiente a descrivere come si svolge il movimento di esperienza di un oggetto. L’unicità di un ente comprende infatti anche la peculiare dinamica che lo identifica, che è funzionale allo scopo per cui è stato progettato. Nell’interazione dinamica con tutti gli elementi dell’ecosistema o contesto a cui appartiene, esso è inoltre soggetto a una continua trasformazione, che si esprime in una crescita, in un’espansione del suo orizzonte. E quale forma compatibile con quella del cerchio è adatta a descrivere questo processo? La sfera, che è un cerchio in tre dimensioni.

Utilizzando come spunto di riflessione l’origine del termine, scopriamo che Sfera deriva dalla radice sanscrita spa, che definisce il concetto di “spazio in espansione”. Infatti da un punto di vista essenziale, ogni cosa è uno spazio, una dimensione irripetibile che possiede caratteristiche proprie, che esprimono lo scopo che viene dato a quello spazio. Ed essa è costituita da elementi che la rendono compatibile con un certo tipo di movimento e con una forma di vita specifica. Ad esempio, le qualità aereodinamiche del corpo e delle ali degli uccelli li rendono adatti al volo, mentre la struttura ossea e muscolare di un mammifero erbivoro esprime uno scopo totalmente diverso.

È interessante osservare che nonostante la loro diversità, le dimensioni uccello e mammifero possono interagire tra di loro e addirittura cooperare. Ad esempio, alcuni grandi mammiferi africani vivono in simbiosi con delle specie di uccelli che li liberano dai parassiti nocivi come le zecche, cibandosene. In questo caso, sono addirittura tre le diverse dimensioni uniche che interagiscono nello stesso contesto, e che attraverso la loro relazione evolvono e fanno evolvere l’ecosistema a cui appartengono, che a sua volta fa espandere l’esperienza dell’intero più complesso che lo contiene.

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