Il concetto di Bisogno è comunemente collegato a una sensazione di mancanza, a un vuoto da colmare, e al movimento che compiamo per far tacere quella stessa sensazione, che ci provoca disagio. Se immaginiamo un esempio di bisogno, probabilmente ci verranno in mente i bisogni primari del corpo fisico, come quello di respirare, di nutrirsi, di un posto in cui abitare o ripararsi dalle intemperie, e così via, dunque qualcosa che è collegato al suo corretto funzionamento e alla sua sopravvivenza. Osservando i contesti in cui in molti casi viene inserita la parola bisogno, possiamo però rilevare che spesso ne viene fatto un uso corrotto.  Per esempio, a volte si dice “ho bisogno di te” a una persona cara, oppure alcuni sostengono di “non poter fare a meno del proprio lavoro”. Si tratta davvero di bisogni? Se smettiamo di mangiare o di bere, in pochissimi giorni il corpo fisico smetterà di funzionare; non avviene invece lo stesso nel caso in cui veniamo licenziati o chiudiamo una relazione. Nel caso del lavoro, terminata l’esperienza nel ruolo di contabile in un ufficio potremo iniziarne un’altra, ricoprendo un altro ruolo lavorativo, oppure prenderci un anno sabbatico e viaggiare o studiare.

Ciò di cui in effetti non possiamo fare a meno, oltre alla soddisfazione dei bisogni primari del corpo, è proprio questo: espandere il nostro orizzonte di esperienza, attraverso un inarrestabile movimento di ricerca. Esso è intrinseco nell’essere umano e in ogni ente esistente, ed è ciò che dà senso alla sua esistenza. Possiamo sperimentarlo ascoltandoci interiormente, percependo quel bisogno continuo e insaziabile di scoprire cose nuove o di indagare nuovi aspetti di quelle già note, che il corpo fisico rappresenta ancorando questa sensazione a specifiche forme, per spingerci a Cercare. Seppur velato dalla presenza dell’ente egoista, che vincola il magnetismo della ricerca con le sue condizioni e convinzioni, questo impulso è incontrollabile, perché proprio attraverso il movimento di ricerca scopriamo parti della nostra identità.

Possiamo approfondire quanto appena analizzato indagando l’etimologia della parola Bisogno. Essa deriva dal latino bisonium, “cura e sollecitudine”, e dall’antico tedesco sunne, che indica un ostacolo o impedimento. La sensazione spiacevole che percepiamo quando sentiamo il bisogno di qualcosa è per noi un’avversità; è però quella stessa avversità che ci spinge a muoverci per poterla superare, e dunque a porre attenzione a ciò che abbiamo davanti. Proseguendo nell’indagine, scopriremo infatti che alcuni etimologi ipotizzano che la parola sia correlata anche al verbo inglese to see, “vedere”, da cui deriverebbe to seek, “mirare a qualcosa che non si ha”, come ad esempio la propria felicità, e il tedesco suchen, Cercare. Cos’è allora in poche parole il bisogno? È il motivatore e propulsore della ricerca della propria identità per l’Anima transiente. Esso corrisponde altresì a un istinto naturale, contenuto nella struttura programmata del corpo fisico, che è quello di cercare informazioni e di dar loro un senso, per sperimentare attraverso questo movimento la propria unicità.

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