Ogni ente è strutturato secondo gli stessi princìpi, ed è inoltre progettato dallo stesso Autore, che è l’autore di tutto ciò che esiste. Possiamo verificare l’inconfutabilità di tale assunto attraverso esempi inerenti alla nostra quotidianità, indagando dunque l’espressione relativa dei princìpi assoluti che regolano la struttura di ogni oggetto.

Innanzitutto rileviamo immediatamente che tutto ciò che fa parte del nostro orizzonte d’esperienza, così come in generale tutto ciò che esiste, è composto da forme. Cosa intendiamo per Forma? Un oggetto che ha uno scopo, un movimento, e una funzione che sancisce la sua utilità per l’intero a cui appartiene. Per supportare l’esercizio della sua funzione, ogni forma è dotata di una specifica struttura organizzata; potremmo dire, per esempio, che le ali e la bocca a proboscide dell’ape le permettono di volare sui fiori e di succhiarne il nettare, per adempiere alla sua funzione di impollinare i fiori e produrre miele. Così come ogni altro ente, l’ape non è un oggetto statico in uno spazio vuoto, bensì un elemento inserito in un contesto, in uno scenario, che a sua volta fa parte di un contesto più grande, e così via; ognuno di essi appartiene allo stesso sistema, che è denominato sistema naturale, e che contiene la vita. Possiamo osservare che all’interno del sistema naturale ogni forma si trova nella sua giusta posizione, che è in sequenza con quella di tutte le altre. La sequenza ordinata in cui si trova ogni elemento, e la sua perfetta sincronicità con ogni altra parte del sistema, ci fa dedurre che ognuno di essi sia stato scritto dallo stesso autore, e dunque provenga dalla stessa Origine.

Proseguendo la nostra indagine, possiamo rilevare inoltre che ogni cosa che esiste ha un’identità, ad esempio osservando la differente e unica struttura e funzione di ogni forma, che ha anche un nome. Dal punto di vista dell’ente, la sua identità è rilevabile solo attraverso la relazione con gli altri enti: l’ape riconosce ciò che è nella relazione con il fiore. Attraverso l’espressione di tale relazione che produce qualcosa, ovvero il miele e l’impollinazione, possiamo vedere in atto un altro principio, quello della fecondità e fertilità.

Ogni ente produce qualcosa: dal sasso alla stella, dal lombrico al leone, e ognuno di essi è inoltre composto della stessa sostanza o materia, che qui possiamo identificare in atomi, energia, elementi chimici, particelle, e così via, ma che fondamentalmente è di matrice emotiva. Da questo principio scaturisce logicamente quello dell’interconnessione e della relazione tra ogni cosa. Possiamo vederla in atto nelle parole di un libro: la penna dell’autore le ha scritte in modo che fossero direttamente o indirettamente collegate attraverso un significato comune, quello del libro nella sua compiutezza. Abbiamo detto, infine, che un ente scopre la propria identità nella relazione con altri enti: lo fa esprimendo diversi ruoli, indossando diversi vestiti, che danno origine a diverse espressioni. Ad esempio, attraverso il corpo fisico, l’individuo fa esperienza di sé ricoprendo diversi ruoli in diversi contesti: quello del calciatore, del pescatore, dell’imprenditore, e così via. Concludendo, possiamo dunque utilizzare l’analisi sui princìpi che strutturano ogni forma per comprendere in modo sempre più approfondito il funzionamento di tutto ciò che ci circonda.

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