La parola Etica e il suo significato sono da moltissimo tempo oggetto di ricerca di etimologi, filosofi, giuristi, ecc., che l’hanno studiata de due diverse prospettive. La prima la assimila totalmente alla parola Morale; Etica deriva infatti dal greco ethos, “abitudine, uso, costume”, che è assimilabile al latino mos, “costume, abitudine”. Esiste invece una corrente di pensiero che separa le due parole, e definisce la morale come qualcosa di imposto dall’esterno, contrariamente all’etica che sorge da dentro, ed è intrinseca a ognuno.

Possiamo dedurre che questa seconda interpretazione sia stata ispirata dall’osservazione della vita quotidiana. Per entrare a far parte di una comunità, infatti, un essere umano deve conformarsi a uno standard, che possiamo definire modello morale o modello di conformità, e alle regole imposte che lo declinano e definiscono. Questo modello è in continuo conflitto con quello naturale intrinseco a ognuno, definibile come pulsione e modello comportamentale spontaneo, nonché etico.

Per comprendere meglio la differenza tra morale e naturale occorre però proseguire nell’indagine. Partiamo dal presupposto secondo cui l’essere umano, cosi come ogni forma che appartiene al sistema naturale e da esso è stata originata, contiene uno specifico impulso al movimento. Con che cosa è coerente questo movimento? Con la sopravvivenza di quella forma. Possiamo rilevare in modo intuitivo cosa sia l’impulso etico, osservando il funzionamento delle forme naturali, ad esempio guardando la perfetta organizzazione degli alveari e delle api, la specializzazione di ruoli delle formiche, che hanno una precisa morfologia a identificarne la funzione (guerriera, operaia, ecc.), oppure la comunità dei lupi. Ogni forma e ogni intero che la contiene sono compatibili e coerenti con lo spazio in cui si esprimono.

Questa riflessione è strettamente collegata a una ulteriore interpretazione etimologica della parola Etica: ethos deriva infatti a sua volta dalla radice indoeuropea swedh, “tana, casa, luogo che circonda”. Ogni forma, dunque, ha uno spazio di movimento che è coerente con la sua stessa sopravvivenza, e, insieme ad altre forme compatibili con essa, quella forma compone un intero all’interno del quale viene declinato un movimento specifico, a cui tutti gli elementi aderiscono intrinsecamente. Per fare un esempio, non potremmo mai mettere una formica all’interno di un alveare: dal momento che l’insetto non è coerente con quello spazio, esso la eliminerà o la manderà via. Questa dinamica rappresenta il modello etico in azione: la formica è un elemento incoerente con lo spazio alveare, e potrebbe dunque minarne la sopravvivenza; per questo motivo lo spazio, in modo coerente, la espelle. Vedremo nel prossimo articolo che per quanto concerne le comunità umane, le cose funzionano in maniera diversa e più complessa.

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