In una conversazione, ci sarà probabilmente capitato di sentire un’affermazione simile a questa: “certo che so come funziona una motosega, ho visto un tutorial”, oppure “so tutto degli oli essenziali, ho letto tanti libri sull’argomento!”. Chi fa simili affermazioni, crede di avere esperienza di ciò di cui sta parlando. Ma è davvero così? No. Purtroppo, nella società in cui viviamo è diffusa una sindrome, che potremmo definire della “simulazione di esperienza e conoscenza”.

Ognuno di noi è un individuo in viaggio in questa dimensione, in cerca della sua identità. Per attuare tale ricerca, l’ente vitale o individuo si intreccia a un corpo fisico, che diventa il suo veicolo di esperienza, fornendogli un ancoraggio identitario temporaneo. E in cosa consiste esattamente l’Esperienza? La parola Esperire deriva dal greco peirao che significa “io tento”, da perao “penetro” e dalla radice indoeuropea par “muoversi attraverso”. Il termine definisce quindi due concetti: l’attitudine umana al Cercare, che si esprime nei numerosi tentativi ed errori che fa un ricercatore, e nel cosiddetto “sporcarsi le mani” mentre effettua queste prove sperimentali, entrando in relazione profonda con ciò che studia.

Questa attitudine da ricercatore è disegnata in ognuno di noi: nella quotidianità, si esprime ad esempio nella curiosità di comprendere il contesto in cui operiamo, e di perfezionare sempre più le nostre abilità. È un desiderio di conoscenza che non viene mai saziato e diventa sempre più intenso, che è al suo apice quando siamo bambini, perché guardiamo ogni cosa con meraviglia. Man mano che diventiamo adulti, aumenta la quantità di dati raccolti da ciò che abbiamo intorno, ma accresce anche la solidità della fortezza costruita dall’egoista che alberga in noi, ente di cui abbiamo esaustivamente parlato ad esempio in questo articolo. L’egoista ci spinge a vivere l’interazione con un oggetto in modo sterile, guardandolo esclusivamente attraverso le lenti del modello di conformità su cui si basa, vincolando la reale conoscenza di qualcosa.

Il modello di conformità egoista opera anche a livello sociale, e si declina nella pandemica odierna simulazione dell’esperienza. Basti pensare alla vastissima offerta di corsi online sui più disparati argomenti: dal lavoro a maglia fino al canto, che promettono di trasformarci in professionisti in poche lezioni. Su quale obiettivo ci stiamo focalizzando, quando scegliamo questo tipo corsi? La via facile è sempre la più ambita, ma non si può diventare un musicista, un pittore, o quant’altro senza studio e pratica continua.

Se riusciamo a percepire quanto sia perniciosa la “sindrome del millantatore” intorno a noi e dentro di noi, possiamo lavorare per spezzare i suoi vincoli, e iniziare a indagare qualcosa mettendoci letteralmente anima e corpo. Come possiamo sapere che siamo sulla giusta strada? Lo siamo quando mettiamo in movimento le informazioni ricavate da un’indagine, producendo dei frutti, ovvero dei risultati in grado di accrescere la nostra conoscenza.

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