L’evoluzione tecnologica e le esigenze del mercato di mangiare anche sé stesso ormai vengono accettate come naturali. Sicuramente, le persone comuni continueranno a fare la fila davanti agli Apple store non appena uscirà il nuovo giocattolo hi-tech, per sostituire quello che già possiedono, anche se funzionante. Se però proviamo a guardare dall’esterno questa logica, apparirà tutta la sua aberranza. Proviamo allora ad allungare la prospettiva e a valutare le conseguenze per la trasmissione e la conservazione della conoscenza, perché, in fondo, digitalizzare il libro dovrebbe avere anche questo scopo. Se tra diecimila anni un archeologo ritrovasse un file epub, sarebbe pressoché impossibile risalire al testo che contiene, a meno che nel frattempo non si sia deciso di mantenere in vita quel formato per tutti i secoli – ipotesi peraltro inconcepibile. Altrimenti, le probabilità di riuscire a risalire da quella sequenza di 0 e di 1 al libro sono pressoché nulle. La differenza tra analogico e digitale è netta: l’analogico è molto più facile da decodificare, perché è immediato, intuitivo, perché stabilisce un legame diretto con le cose, mentre il digitale è legato indissolubilmente alla tecnologia e al codice che l’ha creato: senza l’interfaccia giusta, è impossibile risalire al documento che contiene. Ricavare del suono da un disco di vinile è relativamente facile. Da un file mp3, invece, giunto indenne attraverso i secoli, non si ricaverebbe proprio nulla.

Ma oltre alle questioni tecniche, la digitalizzazione del sapere solleva anche una questione di natura cognitiva. È comodo avere una biblioteca universale in tasca, almeno fino a quando non ci si domanda cosa ne dobbiamo fare. L’enorme disponibilità di materiale digitale che la rete offre ha già messo l’uomo di fronte a un problema che la sua psicologia non è in grado di affrontare, perché troppa informazione equivale a nessuna informazione. Grazie a internet, oggi c’è chi possiede nel proprio computer discografie e filmografie sterminate, ma ciò non ha prodotto autentici musicofili né cinefili esperti. Anzi, è proprio vero il contrario, perché la disponibilità illimitata di materiale comprime i tempi dell’esperienza, superficializzandola. La sindrome compulsiva da zapping, in cui si assaggerà tutto ma non si approfondirà più nulla, è quasi inevitabile: ogni volta che incontrerò una difficoltà o un rallentamento nel ritmo – perché tutto oggi deve essere convulso – passerò ad altro, senza mai leggere fino in fondo neanche un libro. Bisogna poi essere molto diffidenti dalla retorica e dalla propaganda dei profeti del digital divide. Circola un video su Youtube in cui Beppe Grillo sostiene che gli ebook reader risolveranno i problemi di istruzione delle popolazioni africane. Non abbiamo già sentito tutto ciò, ad esempio per le sementi transgeniche e per i PC? Siamo seri: chi sostiene la digitalizzazione non è un filantropo, e poi, a cosa servirebbe inondare di Kindle un continente perlopiù tagliato fuori dalla rete e dove esistono centinaia di milioni di analfabeti? Del resto, uno studio molto recente ha dimostrato invece quello che si poteva facilmente immaginare: i ragazzi americani di famiglie disagiate che hanno ricevuto un computer negli ultimi anni peggiorano, invece di migliorare, i propri risultati a scuola, perché passano la maggior parte del tempo a giocare o sui social network piuttosto che a studiare.

Per concludere, vorrei spezzare una lancia a favore del libro di carta. Il motivo per cui molte persone sono riluttanti a rinunciare alla carta stampata potrebbe non essere solo la resistenza al cambiamento o la difficoltà ad adattarsi a un nuovo mezzo. Sono in molti ad avvertire che un libro stampato su carta offra un’esperienza molto diversa da un libro elettronico. C’è qualcosa in più nella carta, qualcosa a cui non riusciamo a dare un nome. Ebbene, secondo un’antica credenza, un libro può trasmettere l’esperienza di chi l’ha scritto anche semplicemente tenendolo vicino a sé. Se un giorno davvero convertiremo tutto al digitale, saremo tutti più poveri interiormente e il libro di carta diventerà un oggetto magico e leggendario, magari contrabbandato a prezzi esorbitanti. E se dietro a tutto ciò ci sia un disegno preciso o la semplice miopia dell’uomo contemporaneo, poco importa.

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