Molti di noi hanno sicuramente sentito parlare dello Yoga, o hanno frequentato dei corsi con questo nome. Come è avvenuto per tantissime forme, nell’epoca decadente in cui viviamo il significato originale del termine è andato perduto, così come il suo vero scopo. In molti contesti, infatti, lo yoga ha infatti assunto un valore commerciale: sono ad esempio sorti migliaia di “corsi lampo”, che promettono di arrivare velocemente a un irrealistico risultato fisico o spirituale. Questa tendenza risponde a un bisogno superficiale di molte persone, che pur ponendosi delle domande sul senso della vita e sull’esistenza di Dio, non hanno poi il coraggio o la motivazione per cercare le risposte indagando e studiando, percependo tutto ciò che le circonda, con l’impegno di un ricercatore. In estrema sintesi, quello che si rileva in generale è una totale ignoranza di cosa sia in realtà lo yoga, che fa sì che nel praticarlo lo scopo e l’orientamento mentale non siano coerenti con il suo significato più profondo.

La parola Yoga deriva dal sanscrito e significa unione. Con questo termine, però, non stiamo indicando qualcosa di fumoso, misterioso o trascendentale, che risulta avulso dalla vita quotidiana. L’unione è un principio che ha a che fare con ogni cosa che esiste, ne muove l’esperienza e costituisce il suo movimento vitale. Vediamo meglio in che modo. Quando facciamo esperienza di un nuovo oggetto, per esempio di un nuovo aroma da usare in cucina, il cumino, noi entriamo in relazione con questa spezia e attraverso l’interazione sensoriale che abbiamo con essa, e le informazioni che ne ricaviamo, il cumino diventa per noi conoscenza, e da quel momento farà parte di ciò che siamo. Noi e la spezia ci uniamo, facciamo yoga, e concepiamo un terzo elemento.

Tale dinamica generativa è meglio intuibile attraverso la chimica. Se ad esempio mettiamo insieme due molecole di idrogeno e una di ossigeno, questi elementi unendosi danno vita a una terza forma, che li contiene e si chiama acqua. Questo processo generativo avviene in continuazione nel mondo, ed è un atto di trasformazione continuo, che non finisce mai, e permette la vita di ogni forma. È inoltre un processo inesorabile e irresistibile: nel caso appena descritto, l’idrogeno non sceglie volontariamente di unirsi con l’ossigeno, è naturalmente portato a interagire con l’elemento, in quanto la relazione tra i due è inscritta nella sua struttura e quindi nel suo programma.

In ultima istanza, lo yoga descrive il processo della vita, che come abbiamo visto è definibile come concepimento tra due forme. Tutte le volte che facciamo esperienza, noi entriamo in relazione con qualcosa, e se non rifiutiamo tale relazione, da essa ricaviamo sempre conoscenza, e questo è fare yoga.

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