In questo contesto iniziamo ad indagare alcuni aspetti tecnici inerenti al funzionamento del corpo fisico come struttura programmata. Approfondiremo le informazioni di questa breve introduzione nei prossimi articoli.

Il sonno e i sogni sono sempre stati al centro dell’indagine dell’essere umano. L’alone di mistero che li avvolge, la relazione con la notte e l’Oscurità, la curiosità per il corpo che entra in uno stato di immobilità fisica ma prosegue la sua attività sensoriale e mentale, li hanno resi protagonisti di leggende, racconti, opere cinematografiche. Non è stato però compreso cosa avvenga nel corpo durante la fase onirica.

Innanzitutto, occorre sapere che il corpo fa esperienza in entrambe le fasi della giornata, quella diurna e quella onirica o notturna, che sono inverse ma complementari. Di notte, infatti, il flusso di esperienza viene invertito. Questo significa che, invece di proiettare, di ricevere, generare delle forme attraverso la struttura sensoriale esterna, l’esperienza viene resa interna, ovvero le espressioni che nella fase di veglia il corpo genera esternamente vengono generate internamente. Cosa si intende per generare espressioni?

Partendo dall’assunto secondo il quale il corpo è una struttura programmata, come abbiamo visto ad esempio qui e qui, possiamo assimilare il corpo fisico a un libro. Esso possiede una struttura, e contiene una storia sequenziale e priva di interruzioni: la pagina 2 viene prima della pagina 3, la pagina 4 viene dopo la pagina 3, e così via. Essendo una storia già scritta dall’inizio alla fine, il libro del corpo è un punto d’ancoraggio, qualcosa in cui chi lo sta leggendo si può identificare. Un libro si completa infatti nella relazione feconda con un lettore, e il lettore del libro del corpo è l’anima. Rifacendoci all’accezione del termine usato in matematica, la parte scritta del libro la chiamiamo Risultato, ovvero è una sequenza di risultati a cui manca un’espressione, cioè qualcosa che dia quel risultato. L’anima legge, e produce uno stato emotivo che completa questo risultato, gli dà un’espressione, una forma.

Nel dipanarsi della storia, il lettore attraverserà tutte le tappe emotive, attraverso le quali potrà conoscersi. Ci sarà un momento in cui il libro gli farà conoscere la paura, ad esempio, o l’avidità, e in quel caso il lettore potrebbe produrre un’espressione di rifiuto di questo tassello di sé. In questo caso e in quelli similari si genera quello che chiamiamo nucleo tossico, che è un’interruzione nell’esecuzione del programma. Dal momento che il programma è sequenziale, se l’anima non accetta, non integra un’espressione, è come se questa generasse un buco informativo, un’interruzione appunto nella sequenza del racconto. Tutte le espressioni che la includono nel resto del libro, quindi, subiscono delle modifiche, delle anomalie, e il corpo si deve aggiustare per poter funzionare comunque.

Uno dei modi in cui il corpo lo fa è durante la fase onirica, in cui genera delle espressioni compensative che lo riparano. Questa è la stessa dinamica con cui avviene il processo della generazione di collagene per la riparazione di una ferita, una funzione naturale del corpo di cui noi non ci accorgiamo. Non è ugualmente detto però che l’anima accetti le espressioni che si generano in quella dimensione. Se non riesce a ripararsi nemmeno nella fase onirica, dunque, il libro del corpo prosegue handicappato, mutilato. Proprio perché è mutilato, non riesce a svilupparsi in modo coerente, e a un certo punto perde di funzionalità. In breve, la perdita di funzionalità riguarda le capacità sensoriali, cognitive e motorie, ed è il processo definibile come vecchiaia degenerativa, del quale parleremo in un altro articolo.

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