Guardandoci intorno, vediamo che il contesto in cui viviamo è composto da forme diverse tra loro, ognuna delle quali ha una specifica funzione. Tale diversità è ovviamente declinata anche nei corpi fisici: ognuno è diverso dall’altro, e non solo per le sue caratteristiche somatiche, ma per qualcosa di molto più complesso, che vale la pena di indagare.

Partendo da una prospettiva generale, rileviamo che ogni cosa è identificabile principalmente nell’espressione del suo movimento naturale. Nel regno animale ad esempio, il leone è immediatamente riconoscibile per la sua criniera e il ruggito, ma ciò che lo rende “leone” è la sua natura, il fatto di essere un predatore, la sua compatibilità con un habitat specifico, e così via. E per quanto riguarda gli esseri umani? Ogni corpo fisico ha una sua espressione dinamica, che è lo specifico modo in cui il Transiente al suo interno fa esperienza di sé, nella relazione con tutto ciò che lo circonda. Essa si declina inoltre in un preciso contesto esperienziale, che è uno dei fattori che determina l’unicità di quel corpo.

Le qualità fisiche di un corpo costituiscono un indizio della sua dinamica, poiché la struttura di un oggetto veicola la sua funzione, ma essa è riconoscibile solo nella relazione di quell’oggetto con gli elementi di un contesto. Infatti, quando pensiamo al nostro amico “Carlo”, l’immagine mentale che abbiamo di lui non è uno sterile cartonato monodimensionale del suo aspetto fisico, bensì una memoria che comprende, ad esempio, la sua postura abituale, il suo affascinante modo di scrivere storie, oppure il suo affrontare di petto le situazioni difficili, e così via, movimenti sempre calati in un contesto.

Ma come riconosciamo l’espressione dinamica di un corpo? Vediamolo attraverso qualche esempio. Pensando al periodo scolastico, potrebbe tornarci alla mente quel compagno “secchione”, che conosceva a menadito tutte le battaglie della Prima Guerra Mondiale, e ricordava i compleanni di tutti. Oppure quello diffidente e pessimista, che affrontava però di petto ogni situazione, con il fare di un guerriero, instillando il senso di sfida in tutta la classe. O ancora, molti di noi hanno un amico particolarmente generoso, che offre sempre la cena, che ci dà una mano quando siamo indietro con le rate di un corso o della macchina. Se andiamo al di là delle etichette valoriali che abbiamo assegnato a ognuno di questi personaggi della nostra vita, scopriremo che ciò che ricordiamo principalmente è il modo specifico in cui ciascuno si comportava nell’ambito relazionale, e le differenti attitudini caratteriali: queste diversità rispecchiano le loro differenti espressioni dinamiche.

Utilizzando quell’enorme laboratorio che è la nostra quotidianità, possiamo indagare l’espressione dinamica di ogni elemento: cosa esso porta all’intero, e in che modo fa esperienza nella relazione con il contesto in cui si muove. Possiamo in tal senso studiare il funzionamento di un insieme complesso, vedendolo come un ecosistema di ridotte dimensioni, ad esempio i membri di un gruppo di lavoro, una famiglia, una compagnia di amici. Anche gli oggetti di uso comune sono utili possono servirci a tal scopo. Ad esempio, cosa fa una lampadina? Illumina. Può trovarsi in un abat-jour, nel soffitto di un bar o nella sala macchine di una nave: il suo movimento è sempre quello di illuminare, e la sua struttura – la base che si avvita, il filamento metallico interno, il bulbo di vetro – lo veicola. Attraverso l’osservazione della specificità e funzione di ogni oggetto, possiamo comprendere questo aspetto anche nell’ambito umano. Riconoscendo le molteplici prospettive, modi e tempi con cui è possibile fare esperienza, impariamo ad accettare noi stessi e gli altri, senza entrare in competizione o pretendere che si comportino come noi, e a comprendere il senso della biodiversità umana in cui viviamo.

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