Cos’è lo stress, e quando definiamo una situazione come “stressante?” Possiamo trovare numerosi esempi di questo tipo nella nostra quotidianità: l’affaticamento per il “troppo lavoro”, un impegnativo trasloco, gli imprevisti ordinari come riordinare una stanza piena di oggetti, o la modifica di un appuntamento dal dentista perché nostro figlio ha la febbre. Se le osserviamo con attenzione, scopriamo che ognuna di queste situazioni ci spinge a compiere delle azioni per superare la sensazione di soffocamento e confusione che ci fanno sperimentare, e a mettere in moto la nostra intelligenza per trovare delle soluzioni a queste stressanti circostanze.

Quando l’individuo che sta facendo esperienza di ciò che egli è, dentro un corpo fisico, utilizza l’intelligenza per chiudere un ciclo della propria vita, come nel caso di un trasloco, per mettere in sequenza degli elementi apparentemente caotici nell’atto del riordino, o per iniziare qualcosa di nuovo, egli si sta nutrendo, sta accrescendo il proprio orizzonte. Queste circostanze gli permettono infatti di scoprire nuovi tasselli di ciò che egli è, attraverso il movimento di ricerca di soluzioni atte ad affrontarle. Allora come mai ognuna di queste possibilità di evoluzione è invece spesso fonte di stress per l’individuo?

Questo avviene per l’interferenza del cosiddetto principio egoista, che noi chiamiamo babbano, di cui abbiamo parlato ad esempio in questo articolo. Possiamo percepire tale interferenza quotidianamente, prestando ad esempio attenzione alle circostanze in cui restiamo bloccati nel dubbio, perché siamo stressati da un continuo rimuginio interiore. In questa sede, utilizziamo il termine babbano per evidenziare la caratteristica di stupidità insita nell’azione bloccante del principio egoista, caratteristica inversa all’intelligenza idealmente posseduta da un aspirante ricercatore. L’operato babbano è infatti riassumibile in un meccanismo automatico di tipo stimolo – risposta: se riceviamo ad esempio un insulto, rispondiamo automaticamente con uno schiaffo.

Questa dinamica è basata su rigidi schemi comportamentali, collaudati in anni di eventi vissuti. Tali schemi fanno sì che quando ci troviamo davanti a un nuovo oggetto, la naturale spinta all’indagine venga vincolata da una valorizzazione, attraverso parametri volti a confermare quegli stessi schemi. Avviene la stessa cosa quando si manifesta un problema da affrontare: lo schema babbano lo bypassa o simula di risolverlo, e non otteniamo dunque alcun risultato di esperienza e conoscenza.

Se nutriamo un sincero desiderio di essere degli esploratori di ogni cosa che ci circonda, e di superare i “blocchi babbani” che ce lo impediscono, dobbiamo imparare a riconoscere il meccanismo stimolo – risposta che vincola le nostre azioni e le nostre opportunità di esperienza. Quando nel nostro orizzonte entra un nuovo elemento, non dobbiamo rapportarci a esso in modo passivo, delimitandolo con dei parametri valoriali, bensì dobbiamo relazionarci a quell’elemento in modo attivo, con la presenza e la cognizione di causa proprie di un ricercatore.

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