Noi siamo in grado di rilevare il nostro corpo fisico, e di essere coscienti di esso, come hanno evinto anche le neuroscienze, nello sviluppo della ricerca degli ultimi vent’anni, chiamando tale fenomeno autopercezione. Questa rilevazione è data dai sensi. Tutti i segnali che parlano della nostra identità corporea provengono infatti dalla struttura sensoriale, che è all’interno del corpo; possiamo quindi dire che a tutti gli effetti il corpo rileva se stesso. Approfondendo questa dinamica di funzionamento della percezione, osserviamo che i segnali che noi riceviamo dai sensi arrivano a un sistema centrale, che li unifica generando un intero. A questo intero diamo un nome, che è il nostro ancoraggio, la nostra identità, la nostra forma.

Abbiamo descritto come avviene la percezione del proprio corpo. Andiamo avanti, domandoci, dove vediamo la nostra forma? La vediamo all’interno della mente, ovvero i segnali dei sensi vengono decodificati da un sistema centrale e poi vengono proiettati nella mente, che riflettendo ciò che noi siamo ci fa vedere ogni cosa in forma di oggetto. La mente, quindi, è il fattore unificante del sistema cognitivo, perché attraverso di essa possiamo accedere a tutte le informazioni che riguardano noi e tutto ciò che ci circonda. Tramite la mente mettiamo in atto l’intera nostra struttura relazionale e negoziale; grazie ad essa, possiamo interagire e muoverci negli spazi, relazionarci con persone e oggetti, compiere azioni della vita quotidiana, e così via.

La nostra identità, l’intero che si autopercepisce, ha un ancoraggio corporeo e una determinata forma, diversa da quella di tutti gli altri; essa include l’aspetto fisico, ma anche tutti gli impulsi che ci spingono al movimento, e che sono percepibili sempre attraverso la mente. A questo punto, si profila un piccolo mistero, che per tantissimo tempo non è stato svelato: da dove vengono quegli impulsi, qual è la loro l’origine? Procedendo per deduzione, potremmo chiederci: quand’ è che non conosciamo l’origine di qualcosa, la sua provenienza? Se io sono voltato in una specifica direzione, qual è il mio angolo di rilevazione di provenienza, quand’è che io posso rilevare una coordinata da cui proviene qualcosa? Quando questo qualcosa si trova entro il mio campo visivo, davanti a me. Viceversa, non riesco a rilevare un oggetto quando si trova dietro di me.

Se rileviamo ciò che è davanti a noi, ma non ciò che sta dietro, significa che quegli impulsi provengono da qualcosa che sta tra i due oggetti, ovvero da noi. Infatti, affinché io possa percepire me stesso, ho bisogno di vedere la mia forma all’esterno. Questo avviene attraverso la funzione della mente, come abbiamo detto, che riflette ciò che viene proiettato all’interno di essa, ovvero i segnali dei sensi decodificati dal sistema nervoso.  Questo fa si che tutto quello che io vedo fuori di me, in realtà si trovi all’interno della mente. La vita quotidiana di ognuno di noi, dunque, viene riflessa da tale strumento; stiamo in effetti parlando continuamente con noi stessi, come se avessimo sempre uno specchio davanti agli occhi.

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