Nelle comitive di amici, oppure all’interno di una classe di studenti, spesso c’è il “simpatico del gruppo”, ovvero quella persona, uomo o donna che sia, che ha sempre la battuta pronta, ed è spesso al centro dell’attenzione per i suoi comportamenti istrionici. Per molti, il “giullare” del gruppo è ad esempio considerato il soggetto ideale con cui uscire a bere e divertirsi, ed è anche ritenuto un buon partner, perché con lei o lui la vita sembra più leggera, e non ci si annoia mai. Cosa avviene, però, quando ogni cosa viene sdrammatizzata?

Partiamo dal presupposto per cui non c’è nulla di male nella battuta o nell’ironia usate in modo intelligente, ovvero nel giusto momento e contesto e nella misura appropriata. Se usata smodatamente, invece, l’ironia diventa tossica, e svuota del suo contenuto emotivo l’oggetto che abbiamo davanti. Pensiamo ad esempio ad alcuni video comici diventati virali in rete: le loro migliaia di visualizzazioni sono legate alla ridicolizzazione di qualcosa o qualcuno. Ciò che diverte sono ad esempio le figuracce, i difetti fisici particolarmente evidenti, ma anche un qualsiasi momento della quotidianità di una famiglia, di una coppia o di un bambino può diventare spunto per una risata fine a se stessa. Il fatto di trovare da ridere su ogni cosa, anche in maniera forzata, genera però un distacco emotivo dalla vita, perché porta a rimanere sempre sulla superficie delle cose.

Vediamo meglio qual è l’origine di una così diffusa e incontenibile necessità di sdrammatizzare. In parole povere, se una persona ritiene che ogni evento debba essere sdrammatizzato, significa che non riesce a stare di fronte alla vita. Per fare un esempio, il ragazzino che prende in giro il suo compagno di classe perché balbetta, è taciturno, o è un secchione, sta riducendo quello che ha davanti a una dimensione per lui accettabile, svuotandolo in questo modo del suo contenuto emotivo. Fa “il bullo” perché in realtà è un insicuro, ha paura e si percepisce inferiore agli altri; elimina così l’aspetto emotivo della forma che schernisce, in modo tale da non sentirsi vulnerabile. Quando però si svuotano gli oggetti del loro contenuto emotivo, non è possibile entrarci davvero in relazione. Per questo motivo, se al pari del ragazzino bullo riduciamo costantemente quello che ci perturba emotivamente, con il tempo proveremo un senso di solitudine e di aridità nella quotidianità, perdendo il gusto della vita.

Così come per ogni forma con cui interagiamo, ricordiamo comunque che anche la sdrammatizzazione ha un’utile funzione, che è però legata a una giusta proporzione. Non dobbiamo demonizzarla, ma farne un utilizzo corretto, servendocene in modo chirurgico quando necessario. A volte sperimentiamo dei momenti di grande pesantezza, in cui una battuta di spirito permette a noi e a chi abbiamo intorno di uscire da uno stato emotivo denso e tornare in armonia, in equilibrio. In quel caso la battuta ci permette di riportare l’attenzione al momento presente, e di distoglierla da pensieri, preoccupazioni o paure opprimenti, che ci allontanano dall’azione che stiamo compiendo.

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