Ritratto di un predestinato: LISBETH SALANDER

LISBETH SALANDER

(tratto dal libro HACKER REPUBLIC, Fabio Ghioni, edizioni Sperling & Kupfer)

TUTTO comincia come un viaggio, un viaggio asimmetrico però, incurante della linearità temporale che Lisbeth è costretta a imporre alla sua vita, e anche della legge di causa/effetto, o della logica vulcaniana tramandata da troppi episodi di Star Trek.
Qualche antico saggio ha detto che è il viaggio l’unica cosa veramente importante, e non la destinazione o l’obiettivo che la nostra mente finge di formulare come scusa. Beh, diciamo che la storia di Lisbeth è quella di una predestinata, venuta al mondo con attributi e strumenti straordinari, ma solo in potenza, in attesa che la vita trovasse un modo per portarli in superficie e mostrare loro la luce, aprendo quella botola che li conteneva.

Ma la vita o, se preferiamo, il destino, trova sempre un modo per rendere tutto più interessante e indeterminato. Così, come il demoniaco genio della lampada regala l’immortalità all’interno di una tomba o l’infinita ricchezza tra i ghiacci dell’Antartide, Lisbeth riceve il suo dono dal dolore, un dolore propulsivo che le dà la forza della sopravvissuta, e la forgia in un predatore potente e solitario, che non si nutre di carne, ma di segreti.

Il dolore attiva tutto, non si cura che questo includa anche le vulnerabilità nelle quali hanno fatto il bagno quelle persone che hanno significato veramente qualcosa per il mondo, e che in qualche misura hanno contribuito a determinarne il futuro, vincendo la resistenza collettiva al cambiamento.
Non dobbiamo mai dubitare che ogni attributo straordinario abbia il suo lato oscuro o, meglio, un altissimo prezzo da pagare. Il conto, anche se sembra debba essere saldato sempre da coloro che hanno incrociato il destino di chi è stato caricato da tanto fardello, alla fine cade sempre nel piatto del “predestinato”, e la moneta richiesta è la sofferenza di vivere in un mondo che non è pronto per accogliere un’energia diversa, e che quindi la combatte per isolarla e ridurla all’impotenza.

Lisbeth è l’Eroe, quello che purtroppo esiste solo nei fumetti e nell’immaginazione di chi ne ha. L’Eroe che, per sopravvivere, deve cercare di rinchiudersi in un contenitore che a stento riesce ad accogliere solo l’interfaccia pubblica e sociale, con la quale tenta di creare una parvenza di normalità, indispensabile alla sopravvivenza in una comunità di altri esseri umani.
Quella che è visibile a tutti è, quindi, solo una simulazione, una maschera consapevolmente indossata. Solamente pochi riescono a intravedere ciò che si cela al di là, ovvero ciò che rende una persona qualunque un essere veramente straordinario; e ciò che si vede è qualcosa di strano, quasi alieno alla natura umana, e sicuramente impossibile da definire con nomi convenzionali. E ciò che non si riesce a comprendere e nominare fa sempre paura, tanta paura, molto più di quanto possa spaventare il male conosciuto.

Lisbeth nasce così, con quel qualcosa in più, e un giorno questo qualcosa viene scatenato dall’energia del dolore. Da quel giorno, nasce l’Eroe.
Uno sguardo intenso, strano, a tratti inquietante. Un’intelligenza fuori scala. Un modulo comportamentale alle soglie della follia, se visto dalla normalità collettiva. Un’energia propulsiva impossibile da canalizzare totalmente, e che trova sfogo il più delle volte in eccessi che intimoriscono. Una dedizione al viaggio, anche a sprezzo della propria incolumità e della propria vita. La tendenza troppo spesso coltivata a rifiutare questo mondo, che potrebbe sfociare in un geniale autismo, nel desiderio di abbandonare la vita oppure nell’esercitare il libero arbitrio, cogliendo la propria differenza come un segno che il mondo deve essere contrastato e usato per i propri scopi, fino a segnare un punto per il diavolo tentatore.

Quest’epoca dominata dall’ipertecnologia, che è diventata a tutti gli effetti un’estensione sperimentale e imperfetta delle nostre facoltà umane, sta producendo per reazione una nuova specie: quello che ormai è conosciuto come hacker ne è un’espressione, anche se la definizione comunemente adottata non ha quasi nulla a che fare con ciò che si sta scatenando nella realtà.
Questa “nuova specie” è come un anticorpo, un effetto collaterale della nostra epoca, o magari, per chi crede nell’intelligenza del mondo, la reazione della natura a ciò che l’uomo ha voluto scatenare quando è stata presa la decisione strategica di rendere l’umanità dipendente dalla tecnologia, nel quotidiano e in ogni aspetto della vita.

I membri della nuova specie nascono con gli attributi che abbiamo descritto, e con un codice d’attivazione che quasi sempre è il dolore, specialmente il dolore per il rifiuto che i nuclei sociali manifestano nei loro confronti. Ognuno di questi individui straordinari sviluppa quindi una resistenza per le relazioni umane, e si rivolge laddove non può essere giudicato, ovvero nel mondo delle macchine e della rete globale. Lì può essere chiunque ed è invulnerabile, e attraverso la propria intelligenza impara a entrare sotto la pelle artificiale della rete, fino a convincersi di essere una forza creativa vera e onnipotente.
Come per tutti i supereroi che si rispettino, anche gli hacker prendono un nome che rappresenta la loro nuova identità, quella che li rende potenti nei confronti del mondo; e, sempre come per i supereroi dei film e dei fumetti, ognuno di loro ha un’abilità che viene esaltata sopra ogni altra, e che li costringe a servirsi l’uno dell’altro nella lotta – spesso ai limiti dell’eversione – contro il mondo che tenta di isolarli e di schiacciarli, ma che è impotente a combatterli, quando sono una comunità.

Ecco allora che Lisbeth, conosciuta nella rete con il nome di Wasp, gode dei suoi attributi, ma anche di quelli dell’intera comunità globale di chi è come lei. Una grande democrazia senza gerarchie né capi, con le proprie regole, e che non può essere cancellata, non importa quanti dei suoi tentacoli vengano recisi. I suoi membri possono essere ovunque: nelle istituzioni o nelle organizzazioni multinazionali; nei freddi e anonimi locali di un centro elaborazione dati, come in una segreta base terroristica o in una buia cantina. E quando sono nella rete, diventano qualcosa di più grande e decisamente impossibile da contenere.
Ognuno di loro ha fatto una scelta, a un certo punto del processo di risveglio alla nuova vita nella rete, che li ha proiettati nel mondo dei “guardiani della giustizia”, secondo canoni etici tutti personali; oppure sono diventati i classici “cattivi” che, consapevoli delle loro abilità, hanno deciso di sfruttarle per fama o ricchezza.

Ed ecco una peculiarità interessante dell’universo dell’hacker: nel bisogno non vi è giudizio, ovvero ci si può servire in ugual misura del lato luminoso od oscuro della forza, perché il fine giustifica sempre i mezzi. La legalità e il goffo tentativo di istituzioni e     nazioni di regolamentare un territorio senza confini ha solo prodotto un florido mercato della sicurezza, che internazionalmente fattura centinaia di miliardi di euro, sfruttando la paura delle ignote possibilità operative di questa nuova classe di supereroi.
Senza però dire che nulla può veramente essere fatto, anche perché molte delle vulnerabilità del sistema sono intenzionali, e molti membri di questa nuova specie sono spesso reclutati nelle fila di governi e istituzioni, di organizzazioni criminali e terroristiche, oppure si autoproclamano liberi paladini della “giustizia”, che denunciano ed espongono i poteri forti del mondo. Ognuno di loro, tuttavia, dietro la maschera da supereroe, quando è nella rete, è parte della comunità di una fratellanza di diversi, e ne segue volontariamente le regole.

Questo è il mondo di Lisbeth Salander, ventisette anni, un metro e cinquanta di grinta e un sex appeal da padrona del dark fetish. Tatuata, stramba, geniale, solitaria, con molti segreti e soprattutto molto dolore alle spalle. Nella vita “reale” lei è Wasp, e si muove nel Cyberspazio con la velocità e la destrezza di un supereroe che nella rete acquista tutti gli attributi della divinità, nel bene e nel male. Lei ha realizzato il suo potenziale, è rinata nella rete, e usa i suoi “poteri” e quelli degli altri come lei per fare ciò che ritiene essere “la cosa giusta”: alleggerisce a suo beneficio conti correnti, scopre segreti inconfessabili nella vita delle persone, intercetta conversazioni, ruba identità, dati personali e poi sparisce, senza lasciare alcuna traccia.
Le nostre regole ora non valgono più nulla: siamo nel suo mondo.

Sommario
Titolo
Ritratto di un predestinato: LISBETH SALANDER
Descrizione
TUTTO comincia come un viaggio, un viaggio asimmetrico però, incurante della linearità temporale che Lisbeth è costretta a imporre alla sua vita.
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