Autostima, riconoscimento sociale e sindrome dell’avatar

Autostima, riconoscimento sociale e sindrome dell’avatar

(Tratto da: Proteggi i tuoi figli da internet, di Fabio Ghioni ed. Sperling And Kupfer)

…Un’altra patologia che affligge buona parte della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi del cosiddetto “primo mondo”, è quella della mancanza di autostima, e della conseguente pulsione all’autoriconoscimento e autoaffermazione, attraverso l’effetto generato sugli altri. Nei casi più estremi, il “male” viene compiuto esclusivamente per poter essere, anche per un solo istante, “visibili” a tutti.
Nel caso, invece, di persone normalissime, che non hanno alcun seme oscuro da coltivare nel loro giardino, ciò che ha prodotto la miscela esplosiva degli ultimi vent’anni è il libero accesso e utilizzo di ogni tipo di servizio online, in assenza di un sistema educativo adeguato e anche di una struttura regolatoria, che ponga limiti e penalità a coloro che usufruiscono di tali servizi come fossero dei giocattoli.
Molti esperti di tutto il mondo hanno già tentato di esplorare le mutazioni cognitive e comportamentali derivate dall’esposizione dell’homo sapiens al sistema globalizzante introdotto da Internet, e, soprattutto, dalle innumerevoli nuove facoltà che mette a disposizione. Una su tutte, forse la più abusata e pericolosa, è quella che qui battezziamo come “sindrome dell’avatar”, ovvero la progressiva virtualizzazione degli attributi della personalità, all’interno di un contenitore artificiale, idealizzato e liberato nella rete.
In un mondo ideale, pieno di esseri umani illuminati e consapevoli, questo potere che ci conferisce Internet, amplificherebbe smisuratamente le nostre facoltà, rendendoci partecipi contemporaneamente di ogni evento, elemento di conoscenza e azione, ovunque questa accada sul nostro pianeta, annullando i vincoli dello spazio e del tempo. Tuttavia, purtroppo non viviamo in un mondo ideale. Quando esploriamo un nuovo territorio, lo percepiamo solo in base ai bisogni più grossolani ed egoistici, e questo fa sì che diventi uno spazio popolato e dominato dall’espressione dei vizi, desideri e fantasie, che hanno una natura prevalentemente oscura e densa.
Il primo tra tutti i peccati capitali che proiettiamo nella rete è l’accidia, ovvero l’espressione più estrema dell’inerzia della mente. Ciò vuol dire che basta scrivere e diffondere qualcosa sulla rete che diventa vera, ripresa e condivisa da altri, il cui unico scopo è affannarsi a diffondere ciò che più riflette un’illusione personalissima. Troviamo in questo modo amplificato il fenomeno del complottismo, del razzismo, della violenza e perfino della violenta antiviolenza. Tutti i fenomeni di protesta, che un tempo venivano vissuti in prima persona, mettendosi in gioco, ora vengono invece trasferiti nel sistema dei social network, richiedendo solo un “mi piace” per credersi partecipi e sentire di aver fatto la propria parte.
Tra i poteri della rete più abusati, c’è quello della notorietà. Gratuitaamente, possiamo costruire profili, nei quali possiamo “dire la nostra”, mostrarci ed essere riconosciuti, indipendentemente dallo star system di ogni paese. Abbiamo finalmente la possibilità di diventare “famosi” per virtù o infamia, poco importa. Così, di fianco al blogger in zona di guerra, che racconta al mondo la storia del proprio paese, troviamo gruppi di esaltati psicopatici che inneggiano al massacro di animali domestici e che, paradossalmente, ricevono molti più “mi piace” e “commenti”, di quanti ne ricevano filosofi e ricercatori, il cui lavoro può cambiare il volto della nostra civiltà. Peggio ancora, vediamo i componenti di intere famiglie, nessuno escluso, che svelano se stessi raccontando la propria intimità fatta di azioni e spostamenti, rendendo pubblici e mettendo quindi a disposizione foto e filmati. Tutto questo, con il solo intento di esistere, almeno nella rete, senza minimamente preoccuparsi che quella vetrina così ordinata è la stessa utilizzata dai cosiddetti orchi, stalkers, molestatori, psicopatici, pedofili, maniaci, ladri d’appartamento, e quant’altro ci si possa immaginare.
Nel mondo reale, però, si può dire a un bambino di non parlare con gli sconosciuti, e di mantenere un comportamento sobrio in pubblico. Nella rete, invece, non è più possibile. Telefonini e macchine fotografiche ad alta definizione, che scaricano direttamente il materiale sulla piattaforma del social network di riferimento, fanno sì che ogni capriccio del momento venga indelebilmente registrato sul web, e reso disponibile a chiunque.
La totale mancanza di controllo sulle identità e i veri attributi di un utente nella rete, ci dà la possibilità di costruire delle personalità fittizie, attraverso il sistema dell’avatar, grazie al quale pensiamo di esprimere le nostre più intime e profonde tendenze e fantasie in totale sicurezza, avendo la sensazione di essere liberi e non giudicati, ma soprattutto senza alcuna percezione delle conseguenze. Questo stesso potere, tuttavia, viene utilizzato da coloro che vedono in Internet la grande opportunità di soddisfare le proprie tendenze patologiche. Nel mondo reale, infatti, nessun pedofilo o pedopatico potrebbe mai travestirsi da bambino o bambina; nella rete, invece, lo può fare, e può diventare chiunque, con la possibilità di giocare su più tavoli, selezionando le proprie vittime con precisione e, soprattutto, in sicurezza.

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Autostima, riconoscimento sociale e sindrome dell’avatar
Descrizione
Un’altra patologia che affligge buona parte della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi del “primo mondo”, è quella della mancanza di autostima.
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Una risposta

  1. NINI MILANI ha detto:

    Trovo l’articolo completamente veritiero che puo’essere illuminante per tutti coloro che si lasciano prendere troppo dai vari FB ecc. Come sempre Fabio Ghioni vede profondo e molto lontano come un’aquila.

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